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Errori di traduzione nelle pubblicità: gli epic fail che hanno fatto la storia del marketing

La traduzione pubblicitaria è un settore delicatissimo, soprattutto per via delle implicazioni culturali che occorre assolutamente tenere in considerazione per non produrre traduzioni disastrose che potrebbero avere un impatto molto negativo sull’immagine generale del Brand.

C’è chi pensa che le campagne pubblicitarie internazionali siano studiate con ogni accuratezza possibile e che difficilmente un’azienda prestigiosa possa affidarsi a professionisti un po’ superficiali, eppure alcuni strafalcioni sono diventati talmente famosi da trasformarsi in veri e propri casi studio.

Esempi di traduzione pubblicitaria sbagliata (e leggerezze imperdonabili)

Alcuni esempi di traduzioni pubblicitarie disastrose risalgono ormai a diversi decenni fa, ma non hanno assolutamente perso il loro impatto tragicomico.

Traduzioni sbagliate degli slogan

Alcuni decenni fa David Beckham divenne uno dei principali testimonial di una campagna di educazione alimentare promossa negli Stati Uniti per sensibilizzare la popolazione sulla necessità di includere il latte nella propria dieta. Era il 1995.

Lo slogan che era stato scelto come cuore della campagna pubblicitaria in inglese suonava “Got Milk?”. L’espressione in italiano significa “Hai preso il latte?” e le fotografie che formavano la campagna ritraevano vari personaggi del calcio e dello spettacolo con i caratteristici baffi bianchi che si fanno i bambini quando tuffano metà del viso nella tazza.
La tragedia si consumò nel momento in cui ci fu bisogno di esportare la campagna in Messico. I traduttori stabilirono di tradurre lo slogan con “Tiene Leche?” che in spagnolo significa “Stai allattando?”. Inutile dire che la campagna suscitò molto clamore, ma per i motivi sbagliati.

Traduzione sbagliata del product name

Il nome di un prodotto è una parte fondamentale del marketing che l’azienda costruisce intorno ad esso. Esportando il prodotto in un mercato straniero bisognerà assicurarsi che il nome scelto non significhi qualcosa di assolutamente non pertinente o, peggio, che non sia legato a qualcosa che nella cultura del luogo rappresenta qualcosa di disdicevole.

Non sono in molti a sapere, ad esempio, che il dentifricio Colgate in Francia è chiamato Cue. Peccato che lo stesso nome era stato scelto decenni prima da un noto (e prestigiosissimo) giornale pornografico. Non esattamente il tipo di associazione mentale che il brand avrebbe voluto suscitare nei consumatori francesi!

Come si evitano gli errori di traduzione pubblicitaria?

La parola chiave della traduzione pubblicitaria è localizzazione. Un traduttore chiamato a tradurre un testo destinato al marketing è tenuto a conoscere perfettamente la lingua e la cultura d’arrivo, in maniera da evitare strafalcioni come quelli di cui abbiamo appena parlato.

Purtroppo, alcuni giochi di parole non sempre sono possibili, oppure un’espressione che è tipica di una lingua risulta semplicemente intraducibile a livello letterale in un’altra lingua. Il compito del traduttore a quel punto diventa più arduo e allo stesso tempo più affascinante: si tratta di ricreare completamente lo slogan pubblicitario, mantenendo possibilmente la stessa efficacia e lo stesso tono dello slogan originale.

Quest’operazione è detta transcreation ed è uno dei settori in cui i traduttori di Eurotrad sono più competenti: abbiamo dedicato alla traduzione pubblicitaria un’intera pagina del nostro sito!

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