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Come lavorare come interprete

Lavorare come interprete è una scelta coraggiosa: si tratta infatti di una professione davvero stimolante, che conduce ad apprendere continuamente cose nuove, ad entrare in contatto con moltissime persone e di stringere legami professionali con privati, aziende e istituzioni.

A fronte di questo, un interprete dovrà essere dotato di molte qualità, come una grande capacità di concentrazione, diplomazia e sangue freddo. Oltre a possedere alcune doti naturali, naturalmente dovrà conoscere perfettamente la propria lingua madre e almeno una lingua straniera, inoltre dovrà acquisire tecniche e conoscenze specifiche che gli consentano di far fronte in maniera efficace a diverse situazioni lavorative.

Come si acquisiscono le conoscenze specialistiche per diventare interprete? Quali sono gli sbocchi lavorativi più comuni e i più ambiti?

Corsi per diventare interprete: quale percorso accademico?

Lavorare come interprete

 

Per lavorare come interprete è necessario essere in possesso di un titolo di laurea. Il percorso più comune e più adatto allo scopo consiste nel conseguire una laurea triennale in lingue e successivamente specializzarsi con una laurea magistrale in lingue scegliendo l’indirizzo Lingue Moderne per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale. In genere questo titolo di studi assicura un ottimo posizionamento nelle graduatorie e costituisce un importante elemento di preferenza in sede di colloquio lavorativo.

All’interno del proprio percorso accademico non si dovrebbe trascurare la possibilità di partire in Erasmus per un certo periodo, in maniera da entrare in contatto con il contesto sociale e culturale in cui viene quotidianamente utilizzata la lingua che si sta studiando.

Trascorrere un periodo all’estero consentirà di cogliere meglio le sfumature linguistiche normalmente utilizzate dai parlanti madrelingua, permetterà di familiarizzare in maniera arriva ed efficace con le frasi idiomatiche (croce e delizia di ogni interprete) e permetterà anche di apprendere i codici comportamentali specifici di ogni cultura, codici che saranno strettamente necessari all’interprete per entrare nella giusta sintonia con i propri clienti e interlocutori.

Sbocchi lavorativi istituzionali per la figura dell’interprete

Tra i maggiori vantaggi del lavorare come interprete freelance c’è la possibilità di lavorare indifferentemente con aziende, privati e istituzioni. Il percorso istituzionale consentirà di lavorare in ambasciata come interprete e talvolta come un vero e proprio mediatore culturale tra la comunità locale di stranieri e i cittadini originari del luogo.

Un’altra possibilità interessante come interprete è quella di lavorare in tribunale. In questo caso potrebbe essere molto utile possedere un’infarinatura del linguaggio giuridico e del diritto del proprio paese, in maniera da riuscire a gestire la comunicazione anche quando (inevitabilmente) verterà su codici e argomenti di natura esclusivamente tecnica o burocratica. C’è da specificare che nelle università non esistono corsi specifici su questo argomento, quindi la formazione dell’interprete in questo caso è affidata soltanto alla sua iniziativa.

Spesso la figura dell’interprete è necessaria anche in questura, per assicurare una corretta comunicazione tra cittadini stranieri e forze dell’ordine.

Come diventare interprete in ambito legale?

Diventare interprete per il tribunale o la questura implica innanzitutto che, dopo la laurea, si venga iscritti nell’Albo Professionale. Per ottenere l’iscrizione sarà necessario superare un esame alla Camera di Commercio. Oltre a lavorare come interprete, si potrà imboccare la carriera di traduttore giurato, il quale si occuperà di tradurre documenti (ma anche intercettazioni telefoniche) che verranno utilizzate poi dalle forze dell’ordine durante i procedimenti penali. Per farlo sarà necessario presentare una certificazione della propria attività dove si dichiara di aver svolto il lavoro di interprete per almeno tre anni e si dovrà poi sostenere un ulteriore esame per essere iscritti all’Albo dei Traduttori Giurati ed Interpretariato.

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