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Che cosa sono i neologismi?

I neologismi, per definizione, sono parole nuove che entrano stabilmente nell’uso comune dei parlanti di una lingua. Alcune delle moltissime parole che vengono inventate ogni anno però non superano lo scorrere del tempo: quelli che vengono dimenticati dopo un certo periodo di tempo vengono classificati come modismi, cioè come termini di moda che però non riescono a radicarsi stabilmente nella lingua comune.

Come nascono i neologismi? Ci sono delle regole che regolano la loro creazione? Perché alcuni funzionano e altri no?

I neologismi italiani più usati nella lingua contemporanea

Cosa sono i neologismi

Alcune parole sono entrate a far parte della nostra lingua in maniera così efficace da dare l’impressione di essere sempre esistite, eppure la loro vita è molto breve.

Il motivo per cui hanno avuto un successo così clamoroso è che alcune nuove parole sono riuscite a riempire in maniera perfetta un vuoto linguistico che nessun’altra parola prima di allora era stata in grado di colmare, svolgendo una funzione di cui i parlanti avevano estremo bisogno.

Come si formano i neologismi?

In moltissimi casi i neologismi italiani sono parole composte che derivano dall’utilizzo del suffisso -ismo: “capitalismo” e “comunismo”, come molte altre parole relativamente nuove, furono formate al principio del ventesimo secolo attraverso questo metodo. Anche bisteccheria o yogurteria sono parole nuove, create abbinando a parole comuni un suffisso appropriato.

Si possono considerare neologismi anche parole già esistenti ma applicate in contesti nuovi e con nuove funzioni. Un esempio perfettamente calzante è il termine chiavetta, che oggi è andato a indicare una memoria portatile da inserire in un device e molto meno frequentemente una vera e propria chiave di piccole dimensioni.

Tra le parole completamente nuove, create cioè a partire da zero e non da parole o regole preesistenti, c’è la parola quark. In passato si attribuiva a scienziati e letterati l’abitudine o la facoltà di creare nuove parole, mentre oggi i più prolifici creatori di neologismi sono i pubblicitari e coloro che più in generale lavorano sui media e attraverso i media.

Esempi di neologismi in pubblicità

Tra i neologismi che hanno avuto più successo negli ultimi anni moltissimi sono stati creati da persone addette alla pubblicità, alla vendita o in generale alla comunicazione commerciale. Il motivo è piuttosto semplice: un neologismo è in grado di indicare in maniera iconica la novità di un prodotto rispetto a qualsiasi altro mai messo prima sul mercato e, proprio per questo motivo, i pubblicitari fanno a gara nell’inventare parole che suonino allo stesso tempo familiari, innovative e accattivanti.

Esempi di neologismi di successo, che tutti abbiamo usato almeno una volta nella vita sono:

  • Performante: derivato direttamente dal verbo inglese “to perform” indica un oggetto o uno strumento estremamente efficiente. L’utilizzo italiano si è discostato molto dal significato originale della parola inglese, dal momento che “to perform” significa “portare a termine un compito o un’azione, eseguire una performance artistica”
  • Svapare: verbo che indica l’utilizzo di una sigaretta elettronica e deriva dalla parola “vapore” che sottolinea quanto sia poco dannoso e fastidioso il fumo prodotto da questo tipo di sigarette rispetto alle tradizionali sigarette di tabacco.
  • Apericena: probabilmente uno dei neologismi più amati e più odiati dagli italiani. Nasce dalla fusione di “aperitivo” e “cena” per indicare un modo innovativo di consumare fuori casa il pasto della sera senza accomodarsi al tavolo di un vero ristorante.

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