Quante once stanno in cento grammi? Si tratta di un piccolo dilemma, talvolta di un piccolo dramma, che tutti gli appassionati di gastronomia internazionale si sono trovati ad affrontare almeno una volta nella vita.

Il settore gastronomico, infatti, è un settore tecnico estremamente specialistico ma raramente viene percepito come tale: anche se l’idea generale è che si possa improvvisare sulle quantità, che si possano sostituire gli ingredienti e che si possano usare stampi di misure differenti rispetto a quelle indicate, la gastronomia ha bisogno di massima precisione.

once in grammi

Once in grammi, tazze, QB e altri rompicapi

La misurazione degli ingredienti è fondamentale in pasticceria. La corretta equivalenza tra unità di misure è alla base di qualsiasi traduzione gastronomica ben riuscita, soprattutto nel caso di un libro di ricette dolciarie.

Si sa, infatti, che anche una piccolissima variazione della quantità di lievito o di zucchero può influire in maniera negativa sulla riuscita delle preparazioni, e questo vale in particolar modo per i grandi lievitati e per tutte le altre preparazioni che richiedono che si verifichi una particolare reazione chimica tra gli ingredienti.

Quindi, come si traducono le once in grammi? È presto detto: si tratta di moltiplicare il numero di once per 28,3495.

E quanti grammi contiene una tazza? Purtroppo, in questo caso, essendo la tazza un’unità di misura del volume, tutto dipende dall’ingrediente che viene misurato in cup:

  • una tazza d’acqua equivale a 240 grammi;
  • una tazza di farina, una cup di olio corrispondono invece a 220 grammi;
  • una cup di cacao a soli 120 grammi.

E il famosissimo QB? E “un pizzico”? In questi casi non c’è traduzione che tenga e non c’è equivalenza oncia in grammi che possa venire in soccorso di cuochi inesperti. “QB” è un pizzico di sale, ma anche di esperienza, colpo d’occhio e fortuna.

Tradurre ricette: il problema degli ingredienti improbabili

Naturalmente le difficoltà delle traduzioni per il settore alimentare non si limitano soltanto alle unità di misura che sono state utilizzati dai cuochi di ogni tempo e nazionalità. Al contrario, può capitare di imbattersi in ricette straniere che utilizzano ingredienti assolutamente particolari, tipici di un determinato territorio o di una particolare cultura gastronomica.

Chi pensa però che la difficoltà sia solo degli italiani naturalmente sbaglia: la traduzione non è mai un problema a senso unico, al contrario è sempre una doppia sfida. Per rendersene conto basterebbe immaginare il tempo che si troverebbe a passare ad esempio un traduttore thailandese incaricato di tradurre una ricetta che comprenda la ‘nduja calabrese tra gli ingredienti.

Quel che è certo è che il senso letterale in questi casi non aiuta minimamente. Le “little ears at tomato with basil”, cioè le orecchiette in salsa di pomodoro con basilico, non sembrano affatto un piatto prelibato e di certo un cuoco inglese che pensa con nostalgia alle prelibatezze gustate nel Bel Paese non acquisterà mai un libro di ricette italiane tradotte in modo così indigesto!

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