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20 parole che non si possono tradurre

Tutti i traduttori sono consapevoli che alcune parole nascono dalla particolare sensibilità di un gruppo di parlanti i quali “sentono” qualcosa in maniera differente da qualsiasi altra popolazione del mondo. Partendo da quel “sentire” assegnano a una certa cosa / emozione / situazione un nome particolare.

Anche l’italiano, con il suo vastissimo vocabolario, possiede naturalmente alcune parole intraducibili a livello letterale, che quindi vanno approcciate con il classico “pensiero laterale” che viene necessariamente in soccorso a tutti i traduttori di mestiere. Oltre a una carrellata delle parole italiane che non si possono tradurre in lingue straniere, anche qualche chicca che arriva da oltre confine.

Parole italiane intraducibili

Parole intraducibili

Menefreghismo: si tratta di una parola che indica fondamentalmente strafottenza verso persone, avvenimenti e situazioni; non indica una scelta episodica, dettata magari dalla rabbia, ma di un vero e proprio atteggiamento esistenziale che in altri paesi (fortunatamente) non merita un nome. Quest’espressione deriva direttamente da uno dei più famosi motti fascisti: il “Me ne frego” che i soldati scrivevano sulle bende con cui fasciavano le proprie ferite di guerra.

Gattara: questa parola italiana implica una serie di sfumature descrittive psicologiche e sociali che è impossibile tradurre in altre lingue. L’espressione “Cat Lady” in inglese esiste, ma non ha le stesse connotazioni.

Struggimento: una pena (generalmente romantica) che sembra consumare gradualmente il corpo e lo spirito di chi prova il sentimento d’amore. Non stupisce più di tanto che gli svedesi non abbiano una parola simile!

Meriggiare: una parola italiana resa celebre da Eugenio Montale che scrisse il verso “Meriggiare pallido e assorto”. Significa riposare all’ombra e all’aperto nelle ore più calde del pomeriggio.

Parole straniere intraducibili

Desbundar: è una parola portoghese che indica la perdita di inibizione a cui va incontro qualcuno che si sta divertendo.

Iktsuarpok: parola della lingua inuit che descrive l’attesa snervante di colui che aspetta qualcuno con ansia e che torna a controllare febbrilmente alla porta o alla finestra finché la persona desiderata non è finalmente giunta. Come con il corriere, insomma.

Hygge: viene dal danese ed è un concetto che è diventato molto familiare a chi si occupa di arredo d’interni negli ultimi anni. Descrive un luogo intimo e accogliente, ma anche un’atmosfera sociale in grado di trasmettere benessere alle persone che la vivono.

Wabi – sabi: apprezzamento per una bellezza imperfetta e destinata a durare molto poco, che viene apprezzata proprio in virtù della sua brevità.

Tarab: la parola araba che indica lo stato di estasi che si prova quando si viene rapiti dalla musica.

Saudade: famosissima parola portoghese che indica nostalgia per qualcosa distante nel tempo o nello spazio. Che la cosa in questione esista o meno è del tutto irrilevante. Si può provare saudade anche per persone mai conosciute o luoghi mai visitati.

Gumusservi: il turco ha una parola specifica per indicare il riflesso che la luce della luna produce sull’acqua. Quello turco è un popolo di poeti, non c’è che dire.

Sehnsucht: concetto prettamente Romantico che non poteva non essere espresso in tedesco. Si tratta del desiderio amoroso per un oggetto d’amore inafferrabile.

Gigil: parola diffusissima nelle Filippine che indica l’irresistibile necessità di pizzicare, accarezzare e stringere la persona amata.

Sukha: questa parola sanscrita indica la capacità di provare gioia duratura e disinteressata.

Wanderlust: questa parola di origine tedesca indica l’irrefrenabile desiderio di viaggiare in continuazione (anche patologico).

Parole inglesi intraducibili

Ci siamo così abituati all’idea che l’inglese sia una lingua semplice e familiare che forse non ci rendiamo conto di quante parole inglesi siamo costretti a usare in italiano perché non esiste un corrispettivo diretto nella nostra lingua.

Internet: non c’è bisogno di spiegazione.

Smartphone: nemmeno in questo caso.

Chill: significa “raffreddare” ma viene utilizzato anche con il senso di “calmarsi, rilassarsi, oziare”. È una parola che negli ultimi anni si è legata indissolubilmente al brand Netflix: Netflix & Chill vuol dire “rilassarsi guardando Netflix” ma, quando è un ragazzo a proporre quest’attività a una ragazza in genere non va preso alla lettera.

Facepalm: l’atto di mettere una mano aperta a nascondere il viso (letteralmente “palmo della mano sulla faccia”) a causa di un momento di imbarazzo o di sconforto.

Swag: termine arcinoto alle nuove generazioni, che indica un atteggiamento “giusto e alla moda” derivato dal mondo di vestirsi o di comportarsi.

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