Tutti i traduttori sono consapevoli che alcune parole nascono dalla particolare sensibilità di un gruppo di parlanti i quali “sentono” qualcosa in maniera differente da qualsiasi altra popolazione del mondo. Partendo da quel “sentire” assegnano a una certa cosa / emozione / situazione un nome particolare.

Anche l’italiano, con il suo vastissimo vocabolario, possiede naturalmente alcune parole intraducibili a livello letterale, che quindi vanno approcciate con il classico “pensiero laterale” che viene necessariamente in soccorso a tutti i traduttori di mestiere. Oltre a una carrellata delle parole italiane che non si possono tradurre in lingue straniere, anche qualche chicca che arriva da oltre confine.

Parole italiane intraducibili

Parole che non si possono tradurre

Menefreghismo: si tratta di una parola che indica fondamentalmente strafottenza verso persone, avvenimenti e situazioni; non indica una scelta episodica, dettata magari dalla rabbia, ma di un vero e proprio atteggiamento esistenziale che in altri paesi (fortunatamente) non merita un nome. Quest’espressione deriva direttamente da uno dei più famosi motti fascisti: il “Me ne frego” che i soldati scrivevano sulle bende con cui fasciavano le proprie ferite di guerra.

Gattara: questa parola italiana implica una serie di sfumature descrittive psicologiche e sociali che è impossibile tradurre in altre lingue. L’espressione “Cat Lady” in inglese esiste, ma non ha le stesse connotazioni.

Struggimento: una pena (generalmente romantica) che sembra consumare gradualmente il corpo e lo spirito di chi prova il sentimento d’amore. Non stupisce più di tanto che gli svedesi non abbiano una parola simile!

Meriggiare: una parola italiana resa celebre da Eugenio Montale che scrisse il verso “Meriggiare pallido e assorto”. Significa riposare all’ombra e all’aperto nelle ore più calde del pomeriggio.

Parole straniere intraducibili

Desbundar: è una parola portoghese che indica la perdita di inibizione a cui va incontro qualcuno che si sta divertendo.

Iktsuarpok: parola della lingua inuit che descrive l’attesa snervante di colui che aspetta qualcuno con ansia e che torna a controllare febbrilmente alla porta o alla finestra finché la persona desiderata non è finalmente giunta. Come con il corriere, insomma.

Hygge: viene dal danese ed è un concetto che è diventato molto familiare a chi si occupa di arredo d’interni negli ultimi anni. Descrive un luogo intimo e accogliente, ma anche un’atmosfera sociale in grado di trasmettere benessere alle persone che la vivono.

Wabi – sabi: apprezzamento per una bellezza imperfetta e destinata a durare molto poco, che viene apprezzata proprio in virtù della sua brevità.

Tarab: la parola araba che indica lo stato di estasi che si prova quando si viene rapiti dalla musica.

Saudade: famosissima parola portoghese che indica nostalgia per qualcosa distante nel tempo o nello spazio. Che la cosa in questione esista o meno è del tutto irrilevante. Si può provare saudade anche per persone mai conosciute o luoghi mai visitati.

Gumusservi: il turco ha una parola specifica per indicare il riflesso che la luce della luna produce sull’acqua. Quello turco è un popolo di poeti, non c’è che dire.

Sehnsucht: concetto prettamente Romantico che non poteva non essere espresso in tedesco. Si tratta del desiderio amoroso per un oggetto d’amore inafferrabile.

Gigil: parola diffusissima nelle Filippine che indica l’irresistibile necessità di pizzicare, accarezzare e stringere la persona amata.

Sukha: questa parola sanscrita indica la capacità di provare gioia duratura e disinteressata.

Wanderlust: questa parola di origine tedesca indica l’irrefrenabile desiderio di viaggiare in continuazione (anche patologico).

Parole inglesi intraducibili

Ci siamo così abituati all’idea che l’inglese sia una lingua semplice e familiare che forse non ci rendiamo conto di quante parole inglesi siamo costretti a usare in italiano perché non esiste un corrispettivo diretto nella nostra lingua.

Internet: non c’è bisogno di spiegazione.

Smartphone: nemmeno in questo caso.

Chill: significa “raffreddare” ma viene utilizzato anche con il senso di “calmarsi, rilassarsi, oziare”. È una parola che negli ultimi anni si è legata indissolubilmente al brand Netflix: Netflix & Chill vuol dire “rilassarsi guardando Netflix” ma, quando è un ragazzo a proporre quest’attività a una ragazza in genere non va preso alla lettera.

Facepalm: l’atto di mettere una mano aperta a nascondere il viso (letteralmente “palmo della mano sulla faccia”) a causa di un momento di imbarazzo o di sconforto.

Swag: termine arcinoto alle nuove generazioni, che indica un atteggiamento “giusto e alla moda” derivato dal mondo di vestirsi o di comportarsi.

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