Lo slang è un linguaggio principalmente orale, utilizzato in un contesto informale e quotidiano che si è sviluppato principalmente negli States attraverso la continua trasformazione dell’inglese americano di uso comune.

Lo slang nasce come lingua orale e lingua da strada ma, con il tempo (e con la diffusione sempre più capillare della messaggistica istantanea), si è riversato anche nella lingua scritta, finendo per sviluppare delle vere e proprie forme alternative alla scrittura di parole comuni.

Ogni lingua vede nascere e svilupparsi un proprio slang e le nuove generazioni finiscono per impossessarsi di quello delle generazioni precedenti modificandolo e arricchendolo a propria volta, con la costante creazione di neologismi e nuove espressioni.

La traduzione dello slang, e in particolare dello slang americano, così diffuso e conosciuto anche a livello internazionale, merita un’attenzione particolare da parte dei traduttori di professione, che si trovano a dover scegliere tra due approcci differenti: portare la lingua al lettore o il lettore alla lingua.

Ha senso che esista un dizionario dello slang americano?

Come tradurre lo slang

In nessun’altra nazione del mondo lo slang è diffuso quanto negli States. Le ragioni di questo stato di cose sono molte, ma di certo fra queste ci sono le peculiarità sociali degli States, con un’ampia fascia di popolazione che vive la strada come scenario principale della propria vita. Dal momento che dalla strada sono nati generi musicali come il rap e l’hip hop che si sono poi diffusi a livello mondiale, lo slang americano, più dello slang inglese e di qualsiasi altro slang, è entrato “nelle orecchie” e nella cultura delle generazioni più giovani in tutto il mondo.

Data la sua enorme importanza linguistica e la sua diffusione, sulla rete sono nati veri e propri dizionari dei termini dello slang americano, almeno di quelli più conosciuti e stabilmente utilizzati. Alcuni esempi:

Yup/Yeah/uh-huh: yes
Nope: no
Bitchin’: ottimo
Bad Ass: forte!
Catch ya in a few: ci vediamo tra poco
A real kick: figo!
Check it out: pensaci su
I don’t give a shit: non me ne frega nulla
Can i bum a smoke?: posso rubarti una sigaretta?
Kick off: vai via, levati!

Com’è facile intuire si tratta di dizionari destinati a diventare rapidamente obsoleti, dal momento che lo slang è in evoluzione continua e perenne, ma rappresentano comunque uno strumento importante per avvicinarsi a questo tipo di linguaggio.

La traduzione dello slang: approcci e metodologie

Come ha sostenuto la traduttrice Luciana Cisbani, un traduttore può decidere di “avvicinare la lingua al lettore o il lettore alla lingua”. Questo significa che, nel caso dello slang, un traduttore può scegliere di “normalizzare” i termini di più difficile comprensione traducendoli attraverso parole della lingua corrente. Per fare un esempio interno all’italiano: nello slang dei giovani del Nord Italia “la situazione” è “la situa”.

Quando in un contesto letterario ci si confronta con la traduzione dello slang, è necessario capire se si vuole rendere lo slang “trasparente”, e utilizzare termini comprensibili come “situazione”, oppure se si preferisce restituire la differenza tra lo slang e la lingua corrente utilizzando, anche nella lingua di arrivo, espressioni del suo slang.

Quando si usano parole “trasparenti” si sta portando la lingua al lettore, facilitandogli il compito di interpretazione del testo, ma sottraendogli la possibilità di cogliere le sfumature culturali “nascoste” nello slang. Quando si traduce lo slang con un altro slang si costringe il lettore a venir fuori dalla sua zona di comfort, facendo un piccolo sforzo per comprendere la natura più autentica del contesto culturale descritto dal testo che sta leggendo.

Qual è la strada migliore? Non c’è necessariamente una risposta univoca a questa domanda. Tutto dipende dalla sensibilità del traduttore e dell’autore (che potrebbe fieramente opporsi a un processo di “normalizzazione” dello slang parlato dai suoi personaggi) ma anche dalle scelte editoriali della casa editrice.

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