La traduzione dei fumetti non è un gioco da ragazzi: lo sa bene il traduttore di fumetti alle prime esperienze, che si troverà a scrivere e riscrivere la traduzione di un baloon cento volte prima di trovarne una che lo soddisfi perfettamente.

Quindi tradurre un fumetto è più difficile rispetto a tradurre un libro oppure no? Si tratta sicuramente di due tipi di traduzione differenti che, pertanto, presentano ostacoli di tipo diverso. Quali? Alcuni a cui non si penserebbe mai.

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Una narrazione frammentata

La prima differenza sostanziale tra il libro e il fumetto è il diverso tipo di narrazione con cui viene raccontata una storia nella “forma libro” e nella “forma fumetto”.

La prosa tradizionale che si utilizza per scrivere racconti e romanzi offre una narrazione fluida e continuativa, che utilizza ampiamente la descrizione di paesaggi e personaggi per trasmettere una certa atmosfera.

Le didascalie e i dialoghi dei fumetti invece creano una narrazione frammentata che ha certamente una forte coerenza dall’inizio alla fine della storia ma che si esplica in frasi brevi o brevissime che devono essere in grado di rendere comprensibile l’azione ma anche di caratterizzare un personaggio per consentire al lettore di comprendere a fondo la sua psicologia, le sue scelte e i suoi stati d’animo.

Inoltre, dal momento che le parole di un fumetto hanno una relazione strettissima con le immagini, una traduzione di fumetti ben eseguita dovrà essere in grado di mediare tra i testi e le immagini, offrendo ai lettori stranieri un prodotto coerente con l’originale ma anche tutti gli strumenti linguistici necessari a comprendere perfettamente cosa sta accadendo in una vignetta.

Le onomatopee: il dramma del tradurre fumetti

Le onomatopee sono espressioni che caratterizzano da sempre la narrazione dei fumetti. Si utilizzano per tradurre in espressione grafica i rumori e i suoni che non vengono pronunciati dai protagonisti ma si verificano nel corso della narrazione.

Dal momento che le onomatopee traducono rumori e suoni potremmo pensare che siano identiche in tutte le lingue, mentre invece presentano delle differenze anche sostanziali tra una lingua e l’altra. A seconda di dove abitiamo nel mondo, sembra quasi che sentiamo i rumori in maniera differente, quindi la traduzione editoriale di fumetti deve risultare estremamente precisa in questi casi.

Per esempio, il classico “toc toc” che si utilizza per indicare il suono delle nocche delle dita contro una porta durante l’atto del bussare, in inglese si scrive “knock knock”. Il verso del gatto (sì, anche i versi degli animali vengono resi nei fumetti attraverso l’utilizzo di onomatopee) in giapponese non è affatto “miao miao” ma “nyan nyan”. Le differenze sono sostanziali anche senza andare troppo lontano: nella vicina Inghilterra il gatto fa “meow meow”.

Oltre alle onomatopee più classiche, esistono anche onomatopee utilizzate molto più raramente, che solo i veri appassionati di fumetti hanno visto utilizzare almeno una volta nella vita. Per esempio, il rumore dello scrivere con una matita in italiano è “scrib scrib” (dal latino “scribere”) e l’inglese ha un’onomatopea per l’arrossire che è “blush”, la stessa che si utilizza per indicare il prodotto cosmetico usato dalle donne per far “arrossire” le guance.

Un traduttore di fumetti professionista non deve farsi assolutamente cogliere impreparato da questo tipo di problemi e deve essere sempre certo di trasferire al lettore ogni suono con la parola appropriata.

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