La differenza tra parole polisemiche e omonimi è significativa, anche se, a livello formale, è molto sottile. Si tratta infatti di parole identiche che possono assumere significati differenti a seconda del contesto in cui vengono utilizzate.

omonimia e polisemia differenze

Quali sono le parole polisemiche?

Si definiscono parole polisemiche quelle che, a seconda del contesto in cui vengono utilizzate e del tono con cui vengono pronunciate, possono assumere significati differenti.

Per fare un esempio pratico, prendiamo in considerazione un aggettivo molto utilizzato nella lingua italiana: la parola “bello”. Questo aggettivo può significare moltissime cose differenti e spesso manda in crisi gli stranieri che tentano di comprendere il suo utilizzo nella lingua italiana. A seconda della parola a cui viene associato, “bello” può significare:

  • di aspetto gradevole: “una bella ragazza”, “una bella casa”, “un bel quadro”;
  • grande: “un bel guaio”;
  • ben eseguito: “un bel lavoro”;
  • orribile: “che bella situazione!” (pronunciato con tono amaramente ironico).

Che cosa sono gli omonimi?

Si definiscono omonimi due parole che si scrivono alla stessa maniera ma che sono, al contempo, diverse e con significati differenti. Per rendere le cose ancora più difficili per gli stranieri, in italiano due parole perfettamente omonime risultano anche omofone, ovvero si pronunciano esattamente alla stessa maniera.

Ecco qualche esempio di omonimi molto comuni:

  • riso: il cibo o l’atto di ridere;
  • sale: il condimento o la terza persona singolare del presente indicativo del verbo “salire”;
  • fine: l’obiettivo o il termine di qualcosa
  • costa: il confine tra la terra e l’acqua o la terza persona singolare del presente indicativo del verbo” costare”;
  • credenza: il mobile della cucina o un’antica convinzione tramandata di generazione in generazione.

Omonimia e polisemia: le differenze

La differenza sostanziale tra omonimia e polisemia consiste nel fatto che le parole omonime sono parole diverse, con radici completamente differenti e differenti significati. Le parole polisemiche sono invece parole uniche che nell’uso comune assumono molteplici significati.

Polisemia e omonimia: consigli di traduzione

Nelle traduzioni in lingua è fondamentale prestare la massima attenzione al contesto in cui le parole omonime e polisemiche della lingua italiana vengono utilizzate.

Per essere certi di trasmettere il corretto significato della parola nella lingua d’arrivo è necessario utilizzare le parole o le espressioni che più si avvicinano al significato che la parola italiana esprime nel contesto in cui è utilizzata.

Per tornare all’esempio di “bello”, “una bella ragazza” si può tradurre in inglese con “a beautiful girl” mentre “un bel lavoro” dovrebbe essere tradotto con “a well-done job”.

Le parole omofone in italiano sono molto più semplici da tradurre in lingua straniera rispetto a quelle polisemiche: basta essere in grado di distinguere (e non dovrebbe essere difficile) una parola dall’altra. Di sicuro nessun traduttore professionista tradurrebbe mai “Michele sale le scale” con “Michael salt the stairs”!

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Quali sono le differenze tra parole omonime e parole polisemiche? E come tradurre omonimi e polisemie in un’altra lingua?