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Dai modelli probabilistici a quelli neurali: l’evoluzione della traduzione automatica

Dai modelli probabilistici a quelli neurali: l’evoluzione della traduzione automatica

La traduzione automatica ha compiuto passi da gigante negli ultimi decenni, trasformandosi da semplice sostituzione di parole a sofisticata interpretazione del linguaggio umano. 

Un’evoluzione senza dubbio guidata dai progressi dell'intelligenza artificiale, che hanno permesso ai sistemi di traduzione di avvicinarsi sempre di più alla fluidità e alla precisione della traduzione manuale.

Certo, inizialmente le macchine erano limitate a un'analisi basata su regole statistiche, sul mero calcolo di probabilità di singole occorrenze concatenate: ma oggi? Grazie alle reti neurali, le nuove tecnologie di traduzione riescono a comprendere il contesto e le sfumature del linguaggio in modo molto più efficace.

Traduzione statistica VS traduzione neurale: differenze di funzionamento

La traduzione automatica ha visto diverse fasi di sviluppo, con approcci distinti. Inizialmente, i sistemi si basavano su modelli statistici e probabilistici, che analizzavano grandi quantità di testi tradotti per calcolare la probabilità di corrispondenza tra parole e frasi di lingue diverse.

Questo approccio, noto come traduzione automatica statistica o SMT, costruiva un modello matematico per determinare la probabilità che una combinazione di parole in una lingua corrispondesse a una combinazione di parole in un'altra lingua. Veniva individuato, quindi, un pattern sintattico e di costruzione delle frasi, popolate poi dai termini, restituiti da una lingua A a una lingua B in modo abbastanza letterale. 

Ad esempio, se la classica frase "The cat is on the table" doveva essere tradotta, il sistema calcolava quali parole e frasi comparivano più spesso insieme nelle traduzioni esistenti. Questo metodo si basava sull'analisi di milioni di esempi di testi già tradotti. I sistemi SMT, pur rappresentando un passo avanti rispetto alla traduzione basata su regole meccaniche e meri elenchi di termini, avevano i loro limiti, e non sempre erano in grado di gestire il contesto e le sfumature del linguaggio.

Di contro, la traduzione automatica neurale, o NMT, rappresenta un salto qualitativo notevole. Questa tecnologia si basa sulle cosiddette reti neurali artificiali, ispirate al funzionamento del cervello umano, addestrate su enormi quantità di dati bilingui.

Le reti neurali analizzano intere frasi, e non soltanto le singole parole, permettendo al sistema di comprendere meglio il contesto, il tono, lo stile, il registro e la fluidità della lingua. Invece di tradurre parola per parola e di evincere la struttura della frase da un pattern statistico, quindi, la NMT considera l'intera frase come un'unità, cercando di produrre una traduzione che non solo sia corretta, ma anche naturale e fluida nella lingua di destinazione. 

Un esempio di questo è che, mentre un sistema SMT avrebbe tradotto "The cat is on the table" letteralmente come “Il gatto è sulla tavola”, una rete NMT potrebbe tradurla in modo più naturale come "Il gatto è seduto sul tavolo". Questo approccio permette una maggiore coerenza contestuale e sintattica rispetto ai sistemi precedenti.

Uno degli algoritmi più utilizzati per la NMT è  quello definito Encoder-Decoder, che converte la frase di origine in una rappresentazione “vettoriale” - ossia semplificata e compressa - per poi rigenerare la frase tradotta a partire da questa. 

L'evoluzione degli strumenti nel tempo

L'evoluzione della traduzione automatica è stata un percorso graduale: ripercorriamo le tappe principali di questo cammino, che dura da quasi 80 anni: 

  1. Negli anni '50 e '60, i primi sistemi erano molto basici, traducendo solo le singole parole, senza comprendere minimamente il contesto;
  2. Negli anni '70 e '80 sono stati introdotti sistemi basati su regole grammaticali, che cercavano di mettere insieme le parole in modo più coerente, ma con risultati ancora molto limitati;
  3. Dagli anni '90, l'approccio statistico ha segnato un progresso significativo, con sistemi in grado di imparare dai dati e trovare corrispondenze tra lingue diverse;
  4. Ma è solo dopo il 2010, con l'ascesa dell'intelligenza artificiale e del machine learning, che la traduzione automatica ha fatto il grande salto qualitativo, offrendo traduzioni molto più precise, fluide e contestualmente corrette.

Oggi, esistono numerosi strumenti di traduzione automatica basati sull'intelligenza artificiale, che offrono servizi di qualità differente ma tutti abbastanza attendibili. 

Il cuore del cambiamento deriva dal fatto che le nuove traduzioni neurali prendono in considerazione l’intero testo, e non solo le singole frasi di cui è composto: questo fa sì che tutti gli elementi fondanti - dalla scelta dei termini al registro linguistico - siano più calzanti rispetto al contesto. 

Ma in tutto questo, dove sta l’umano? Sempre in prima linea, sempre alla guida: la traduzione automatica è uno strumento dal grande potenziale a livello di efficienza produttiva, ma ha sempre bisogno di una programmazione a monte e di supervisione e revisione a valle. Oltre che di quel guizzo, quella creatività, che ci contraddistingue come esseri viventi e ci consente transcreazione e localizzazione efficaci.

Andreza Pavani

Febbraio 12, 2025

Andreza Pavani

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