Quali sono le differenze tra cinese e giapponese?

Il cinese e il giapponese sono due lingue che possono sembrare molto simili tra loro: fortemente “altre” rispetto alle lingue indoeuropee a cui siamo abituati, sia come alfabeto che come fonetica, ai nostri occhi risultano quasi sovrapponibili.
Al contrario, però, non si somigliano tanto come noi crediamo, né come scrittura e simboli, né come pronuncia. Del resto, sono il riflesso di due culture dell’Estremo Oriente profondamente differenti, sebbene entrambe affascinanti.
Ecco, quindi, quali sono le differenze e le analogie che sussistono tra le due lingue ma anche qualche curiosità su di esse.
Cinese e giapponese: differenze strutturali
La prima differenza tra le due lingue si ravvisa nella costruzione della frase:
- il cinese compone la frase come l'italiano, ovvero mantenendo l'ordine soggetto – verbo – complemento oggetto;
- il giapponese, come il latino, posiziona invece il verbo alla fine della frase, dopo il complemento.
A livello grammaticale, invece:
- il giapponese è una lingua molto complessa, vicina all'italiano;
- al contrario, il cinese ha una grammatica piuttosto lineare e con poche regole, quindi più simile alle lingue anglosassoni che a quelle romanze.
Un'altra differenza, che rende più difficile l'apprendimento del cinese rispetto al giapponese, è l'esistenza dei toni che influisce sulla pronuncia delle parole. Il giapponese non presenta invece questa particolarità, sebbene ci possano essere differenze di “registro linguistico” a seconda della formalità del contesto e del rispetto dovuto all’interlocutore.
Analogie tra il cinese e il giapponese
Cinese e giapponese condividono lo stesso alfabeto, che nativamente è quello cinese, composto da segni grafici chiamati kanji. Il giapponese, infatti, non avendo sviluppato un alfabeto proprio per il suo lungo isolamento, è stato poi “colonizzato” dalla lingua e dalla cultura cinese a partire dal IV secolo dopo Cristo. Anche i caratteri numerici sono identici tra cinese e giapponese, ma ogni lingua associa ad essi una pronuncia differente.
Un'altra similitudine tra le due lingue è che entrambe sono “neutre”, cioè non declinano con desinenze diverse il numero e il genere dei nomi. Per fare un esempio, un parlante cinese o giapponese tradurrebbe con la stessa parola i termini italiani “amico”, “amica”, “amici”, “amiche”.
Per quanto riguarda i nomi propri di persona, entrambe le lingue posizionano sempre il cognome prima del nome, a denotare quanto importante sia per entrambe le culture il legame con la famiglia e con la tradizione.
Per esprimere una domanda, entrambe pongono poi una particella interrogativa alla fine della frase: “ma” in cinese e “ka” in giapponese.
Quale delle due lingue è la più difficile?
La difficoltà di apprendimento di una lingua è spesso una percezione, legata alla sua vicinanza o lontananza rispetto alla lingua madre di chi la vuole imparare. Se ci riferiamo a un parlante italiano, quindi, cinese e giapponese risultano delle lingue molto difficili da apprendere, in egual modo, per motivi differenti:
- la grammatica cinese si impara più rapidamente perché i verbi e gli aggettivi non si coniugano ma, al contempo, la pronuncia cinese è molto difficile da padroneggiare;
- il giapponese è più facile da pronunciare ma ha una grammatica vasta e più complessa, oltre a un’enorme varietà di termini.
In generale, se imparare a comprendere ascoltando e ad esprimersi oralmente può essere alla portata di chiunque ci metta un po’ di impegno - con opportuna formazione e soggiorno nei due Paesi - imparare a scrivere in kanji può essere davvero una dura sfida, per l’estrema varietà di simboli e combinazioni da memorizzare e replicare.
Quali sono le differenze tra cinese, giapponese e coreano?
Il coreano è un'altra delle grandi lingue orientali della zona ma presenta differenze profonde rispetto al cinese e al giapponese. Per esempio, il coreano si basa su un sistema di scrittura originale inventato nel 1400 per favorire la scolarizzazione del popolo di Corea. Questo sistema è molto più semplice rispetto ai kanji cinesi e giapponesi, quindi più rapido da imparare.
Un'altra differenza sostanziale rispetto al cinese e al giapponese sta nell’ampio utilizzo di particelle che vanno a specificare la funzione della parola nella frase (soggetto, complemento oggetto, complemento indiretto).
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