Traduzione e inclusività: linguaggio inclusivo e gender neutral
Le parole non descrivono soltanto la realtà: la plasmano. Il modo in cui scegliamo di comunicare influisce su come percepiamo gli altri e su come gli altri si percepiscono.
Per questo il linguaggio inclusivo e il linguaggio gender neutral sono oggi temi centrali, anche e soprattutto quando entrano in gioco la traduzione e l’adattamento a culture diverse.
Cos’è il linguaggio inclusivo e gender neutral
Il linguaggio inclusivo adotta termini, frasi e toni che non escludono né discriminano, evitando stereotipi legati a genere, etnia, età, orientamento sessuale o disabilità.
Il linguaggio gender neutral, parte di questo approccio, mira a rappresentare tutte le identità di genere senza gerarchie, scegliendo parole che non presuppongano il maschile o il femminile.
Queste scelte non sono puramente stilistiche: promuovono uguaglianza, creano senso di appartenenza e mostrano rispetto per chi legge o ascolta.
Chi si occupa di copywriting e comunicazione di brand sa bene quanto possa essere sfidante promuovere campagne realmente rispettose di tutti i possibili interlocutori, scegliendo con cura le parole ed evitando fraintendimenti. Questo diventa ancora più complesso quando il copywriting è multilingua e ci si trova davanti alla necessità di tradurre un testo, ad esempio, da una lingua “neutra” a una lingua che ha connotazione di genere.
Le sfide della traduzione inclusiva
Tradurre in modo inclusivo non è mai banale, soprattutto tra lingue strutturalmente diverse. Lingue come l’inglese consentono l’uso di forme neutre (ad esempio, non ci sono particolari desinenze per aggettivi al maschile e al femminile, rimangono invariati), mentre l’italiano - come anche il francese o lo spagnolo - utilizza di norma il maschile come forma “generica” e presenta desinenze specifiche, di norma in -a per il femminile e in -o per il maschile.
Questo rende complesso, ad esempio, rendere in italiano un testo inglese, sia per una questione di “accoglienza” verso tutti i lettori o riceventi del messaggio, sia perché ci potrebbe essere il rischio di tradurre in modo errato, non potendo evincere il genere del soggetto dal testo originale.
Due esempi che fanno ben comprendere queste due dinamiche:
- “Welcome, everyone” - “Benvenutə a tuttə” oppure “Benvenute e benvenuti” o “Il nostro benvenuto a tutte le persone” possono essere degli ottimi modi di rendere la traduzione neutra dell’inglese in italiano. Ogni scelta richiede valutazioni su leggibilità e contesto.
- “The nurse completed the report” - “L’infermiera ha completato la relazione” rischia di implicare un genere, che non viene specificato nella lingua d’origine e che, in traduzione, potrebbe essere frutto di un bias socio-culturale (in Italia, statisticamente il mestiere infermieristico ha una quota maggiore di donne rispetto agli uomini). Dunque, una resa neutra potrebbe essere “Il personale sanitario ha completato la relazione”.
Buone pratiche per i traduttori
Chi traduce contenuti inclusivi può adottare diverse strategie:
- Forme neutre – Preferire termini generici come “persona” invece di “uomini” o “signori”;
- Riformulazione creativa – Riscrivere la frase per eliminare la necessità di indicare un genere: “Grazie per la registrazione” invece di “Grazie per esserti registrato/a”;
- Doppia forma (con misura) – “Care lettrici e cari lettori”, utile in comunicazioni ufficiali o istituzionali;
- Attenzione al contesto – Valutare obiettivi, tono e pubblico: un brand giovane potrebbe accettare la schwa (ǝ) o l’asterisco, mentre un ente pubblico può preferire soluzioni più tradizionali ma comunque neutre;
- Controllo dei bias della traduzione automatica – I sistemi di machine translation possono riflettere stereotipi presenti nei dati di addestramento; serve quindi una revisione umana consapevole.
Tutto questo è fondamentale quando si porta avanti un servizio di localizzazione linguistica ma, in realtà, spesso risulta complesso già nella propria lingua madre.
Inclusività come responsabilità culturale
Il linguaggio è vivo e cambia insieme alla società: per le aziende e le istituzioni, adottare un linguaggio inclusivo significa responsabilità sociale e attenzione ai valori contemporanei.
Per i traduttori, è una sfida che richiede formazione continua, sensibilità culturale e creatività per mantenere i testi chiari, leggibili e rispettosi.
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